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Termenù

In località Reggetto, abbiamo preso la stradina in salita posta a fianco di una bella fontana-lavatoio. Dopo un centinaio di metri siamo giunti a un “Termenù” (cippo confinante), una lastra scolpita riportante la scritta, da una parte “Stato Veneto”, dall’ altra “Stato di Milano 1760”. Quest’opera descrive l’evoluzione della linea di confine tra i due stati, dalla pace di Lodi fino a quando poi vennero fusi prima con il nome Repubblica Cisalpina poi Lombardo-Veneto. Questo confine passava da Vercurago sull’Adda, risaliva la Val d’Erve, scendeva nella Vall’ Imagna, divideva la Val Taleggio, tagliava i Piani di Bobbio e risaliva i monti fino al Pizzo dei Tre Signori.


Un po’ di storia  

Fino al terzo decennio del 400 la Valle Taleggio apparteneva al Ducato di Milano. Nel 1428 però, la Repubblica di Venezia entra in possesso delle terre bergamasche. Taleggio con le sue frazioni andava allo Stato Veneto, mentre Vedeseta rimaneva allo Stato Milanese. Ciò provocò tensioni tra le due comunità, in quanto rivendicavano possedimenti e diritti di sfruttamento di risorse naturali presenti oltre il confine. Intorno al 1500 vennero piantati dei ceppi di confine detti Termenù in sostituzione delle antiche croci che delimitavano i territori comunali.

La linea di confine era assai lunga e i Termenù erano pochi, quindi in alcuni paesi gli abitanti non sapevano a quale Stato appartenessero; da qui nacquero dei contrasti. Furono perciò redatte delle mappe molto dettagliate che però non ebbero successo.

Solo nel XVIII secolo, con il trattato di Mantova, fu possibile risanare gli odi tra le parti con una nuova e ricca serie di cippi, tra cui quello che abbiamo potuto vedere noi in gita.








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